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TAR Cancella Sanzione A Twitch

Divieto pubblicità giochi: TAR cancella sanzione da 900.000 euro a Twitch e riduce multa a Google

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha annullato la somma di 900.000 euro comminata dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) a Twitch Interactive per violazione del divieto di pubblicità sui giochi.
Allo stesso tempo, come si apprende da Agimeg il TAR ha parzialmente accolto il ricorso di Google Ireland Limited. I provvedimenti evidenziano criticità procedurali nel caso di Twitch e una parziale infondatezza delle accuse nei confronti di Google.

La quarta sezione del TAR Lazio ha annullato la multa da 900.000 euro comminata dall'Agcom a Twitch, poiché ha stabilito che la multa violava "i diritti della difesa e il principio di trasparenza e piena partecipazione al procedimento amministrativo".

Decreto Dignità: la multa a Google e Twitch per violazione del divieto di pubblicità sul gioco

Ricordiamo che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha multato Google Ireland Limited di 2.250.000 euro a fine 2023 per aver violato il divieto di pubblicità sul gioco previsto dal Decreto Dignità.

A seguito di una serie di indagini sollecitate da molteplici segnalazioni, AGCOM aveva scoperto che Google aveva violato l'articolo 9 del Decreto Dignità attraverso attività sulla piattaforma YouTube.
Sono stati identificati numerosi canali che ospitavano più video contenenti contenuti promozionali, tra cui pubblicità diretta e indiretta relativa al gioco, slot gratis o alle scommesse con premi in denaro.

Google era stata ritenuta responsabile in quanto proprietaria della piattaforma, facilitando la diffusione di questi video, avendo specifici accordi di partnership commerciale con i creatori di contenuti terzi.

La cancellazione della multa di 900mila euro a Twitch e la riduzione della sanzione a Google

Dopo aver valutato approfonditamente i capi di accusa e le responsabilità, il TAR del Lazio ha preso decisioni nette.
Le disposizioni si basano sul fatto che l'indagine aveva come bersaglio Twitch Interactive, Twitch Italia e Amazon Europe Core, ma la multa era stata comminata a Twitch Interactive Germania, un'entità separata e non coinvolta nel procedimento sanzionatorio.

Inoltre, il TAR Lazio ha ridotto la multa comminata a Google dall'Agcom, sempre per il divieto di pubblicità sui giochi. Il tribunale ha accolto parzialmente il ricorso di Google, abbassando la multa da 2,25 milioni di euro a 1,65 milioni di euro.
La multa riguardava 47 canali su YouTube, di proprietà di Google, che presentavano video che presumibilmente violavano il divieto di pubblicità. Google ha dimostrato con successo che 4 di questi canali non contenevano alcun riferimento al gioco. Di conseguenza, il TAR ha accettato questa argomentazione e ha ridotto la multa.

Tuttavia, la corte ha respinto l'argomentazione di Google per l'esenzione dalla responsabilità come fornitore di hosting passivo, affermando che "questo regime di esenzione non include i giochi che comportano una posta in gioco in denaro".

Riflessioni finali

La decisione del TAR Lazio sul divieto pubblicità giochi mette in luce alcune criticità importanti nella regolamentazione della pubblicità online, in particolare per quanto riguarda le scommesse con premi in denaro. Da un lato, è comprensibile la volontà del legislatore di arginare la diffusione di contenuti potenzialmente dannosi e l'esposizione dei minori.
Dall'altro, l'applicazione di tali norme a grandi piattaforme digitali globali si scontra con complesse questioni giuridiche e procedurali.

Le aziende tech rivendicano spesso il ruolo di mere "condutture" passive, non responsabili dei contenuti caricati dagli utenti.
Tuttavia, la loro influenza e il loro potere vanno ben oltre quello di semplici vettori di dati. Con algoritmi sempre più sofisticati che indirizzano il traffico e modelli di business basati sulla profilazione degli utenti, il loro ruolo attivo è innegabile.

Allo stesso tempo, normative eccessive rischiano di imporre oneri insostenibili, con effetti controproducenti per l'innovazione e la libera circolazione di informazioni online.
Un equilibrio va trovato tra tutela dei consumatori, libertà d'impresa e diritti digitali.

In questo contesto, le decisioni del TAR appaiono ragionevoli e ponderate. L'annullamento per Twitch a causa di vizi procedurali è comprensibile, mentre la parziale accoglienza del ricorso di Google riconosce le complessità caso per caso. Rimane l'importante principio che le big tech non possono essere considerate mere tramite passive quando si tratta di pubblicità per servizi a pagamento potenzialmente nocivi.

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