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Multa Google Maggio 2024

CdS approva ricorso Agcom: Google riceve multa di 50mila euro per violazione divieto pubblicità giochi

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha presentato ricorso al Consiglio di Stato (CdS) chiedendo l'annullamento della decisione del TAR del Lazio, che aveva cancellato una sanzione nei confronti di Google per aver violato il divieto di pubblicità dei giochi previsto dal Decreto Dignità.

Il Consiglio di Stato ha chiarito che la materia è disciplinata esclusivamente dal diritto nazionale, senza vincoli imposti dalla normativa dell'Unione Europea.

Le stesse dichiarazioni di Google spiegano che mentre il suo normale motore di ricerca (Google Web Search) consente agli utenti di cercare contenuti pubblicati da terzi, il servizio Google Ads, attraverso il quale è stato pubblicato l'annuncio contestato, è un servizio di pubblicità online che consente agli inserzionisti di pubblicare "link sponsorizzati" a siti specifici associati a determinate parole chiave.
Queste parole chiave sono scelte dall'inserzionista e utilizzate da Google per visualizzare annunci pertinenti.

Il meccanismo del servizio Google Ads

Quando un utente cerca queste parole chiave, gli annunci pubblicitari corrispondenti sono visualizzati in alto o sul lato destro dei risultati di ricerca, contrassegnati con "annuncio" o etichette simili per distinguerli dai normali risultati di ricerca.
Questa visibilità pubblicitaria è ulteriormente rafforzata dalla profilazione degli utenti, una pratica in cui Agcom sostiene che Google si impegni, cosa che Google contesta. Gli inserzionisti pagano per questo servizio in base alle visualizzazioni effettive ricevute dai loro annunci.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che il servizio pubblicitario di Google prevede la promozione attiva di contenuti di terzi, rendendo Google più di un semplice fornitore di hosting passivo. L'azienda gestisce l'indicizzazione e la promozione di questi annunci, mostrando un interesse economico per il loro successo.
Di conseguenza, Google è considerato un hosting provider attivo, rispondente ai criteri fissati sia dalla giurisprudenza nazionale che da quella europea.

La pubblicità contestata è stata trasmessa per due giorni consecutivi, costituendo un'unica violazione del Decreto Dignità, che impone il divieto di tale pubblicità. Il solo fatto di pubblicare l'annuncio vietato costituisce un reato immediato con effetti duraturi nell'arco dei due giorni.

Il legislatore prevede che la sanzione pecuniaria per tale violazione sia "pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore a 50.000 euro per violazione". In questo caso, il 20% del valore dell'annuncio era inferiore al minimo legale, rendendo necessaria la sanzione fissata ad un minimo di 50.000 euro.
Pertanto, il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto il settimo motivo del ricorso di primo grado e ha ricalibrato la sanzione a 50.000 euro.

Quindi, il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere il ricorso dell'Agcom e di reimpostare la sanzione di 50mila euro a Google.

Considerazioni chiave

La decisione del Consiglio di Stato di accogliere il ricorso dell'Agcom e di ripristinare la multa di 50.000 euro a Google per la violazione del divieto di pubblicità dei giochi, previsto dal Decreto Dignità, rappresenta un'importante conferma dell'autonomia e della rilevanza del diritto nazionale in materia di regolamentazione pubblicitaria.
Questo verdetto ribadisce che i servizi di pubblicità online, come Google Ads, devono rispettare le normative nazionali, indipendentemente dall'assenza di specifici vincoli comunitari.

L'interpretazione del Consiglio di Stato secondo cui Google, attraverso il suo servizio di indicizzazione e promozione attiva di contenuti, funge da hosting provider attivo con un interesse economico nella riuscita delle promozioni pubblicitarie, stabilisce un precedente significativo per la responsabilità delle piattaforme digitali nella gestione dei contenuti pubblicitari.

Per i professionisti del settore e i casinò leader italiani, questa sentenza sottolinea l'importanza di conformarsi scrupolosamente alle leggi nazionali sulla pubblicità, evitando pratiche che possano portare a sanzioni onerose.
Allo stesso tempo, evidenzia la necessità di una vigilanza continua e di una collaborazione con le autorità di regolamentazione per garantire che le attività pubblicitarie online siano condotte nel rispetto delle normative vigenti.

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